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L’unico valore che possiamo dare al tempo è dato da ciò che facciamo mentre sta passando. Quando l’hai azzannato intensamente, e non abitato come un pendolare annoiato alla fermata dell’autobus, ecco che quel tempo diventa storia, da tramandare da una generazione a quella successiva, con occhi lucidi e il cuore bollente.

Quante volte è stato venerdì nelle vostre vite? Eppure, quel venerdì di primavera del 2006 sarà per sempre diverso da tutti gli altri. Non lo sapevate, non lo sapevano neanche loro, ma in quel “sì” pronunciato senza fare troppi calcoli, s’era compiuta una piccola rivoluzione del nostro pallone.

«Se vogliamo acquistare il Benevento, mettiamoci una mano davanti agli occhi, i conti li faremo dopo», disse Oreste a Ciro, parole che frantumarono ogni tipo di razionalità. D’altronde l’amore è così: nasce e non chiede permesso. Si accomoda in soggiorno, pure se trova la porta chiusa. Non servono calendari, orologi, lancette o cose simili per cavalcare questi vent’anni, basta semplicemente chiudere gli occhi. Le diapositive sono tutte lì, scorrono veloci, treni già presi e quelli ancora da prendere.

Questa maglia, la nostra terza maglia per la stagione che segna il ritorno in cadetteria, vuole essere un segno tangibile di un viaggio che ci ha lasciati senza fiato. E che ogni giorno continua a monopolizzare pensieri, sogni, progetti. È una piccola sosta, una zona espositiva dove ognuno può infilarci l’immagine più bella che porta di questi quattro lustri. Un gol allo scadere, una partita di sofferenza arroccati nell’area di rigore, quella parata per togliere il pallone dall’incrocio che ti sembrava di svenire. Questa doppia X non vuol dire solo venti, è una crocetta per segnare i desideri realizzati, anche quelli che nemmeno pensavi di avere, che se li confessavi a qualcuno ti avrebbero preso per pazzo. Li chiamano così, solitamente, i visionari come Oreste Vigorito.

Venti gli anni. Che se sposti l’accento non è più un numero, ma l'alito di Dio. Il volo di Apollo col suo carro verso il sole. Una biografia in moto perpetuo, memoria fino al midollo che non c’è nessuna parte che non meriti di essere spolpata. Una passeggiata fischiettando tra le passioni che non tramontano, zuppi di nostalgia come i palloni incastrati sotto le marmitte delle 127.